sabato 5 ottobre 2013

Lorenzo il cestista

Ciao a tutti quanti i lettori del blog,
                                  mi chiamo Lorenzo e frequento da poco la classe 1^ Media presso l'Istituto Facchetti di Treviglio.
Le mie passioni sono il basket, lo sport in generale e i videogiochi.
Sono sempre stato attratto dallo sport fin da piccolo; per questo, in un primo momento, avevo deciso di iscrivermi a calcio. Tuttavia, dopo quattro anni, mi sono stancato di correre dietro a un pallone e ho deciso di cambiare e provare con la pallacanestro.
Di videogiochi, invece, non ero proprio appassionato, fino al giorno di sette anni fa in cui un mio amico mi ha fatto giocare con la sua Wii e da allora... è scoppiata la mia mania per l' elettronica! 
Ora, infatti, non posso ne fare a meno per più di due settimane!!!
Nei miei "articoli", dunque, scriverò di queste due argomenti (spero che vi piacciano!).
Ora vi devo salutare.

N.b. Non ho allegato mie fotografie al testo perché le odio ed esco sempre male!

martedì 1 ottobre 2013

Gabriele lo scrittore

Dopo i saluti iniziali da parte di tutta la Redazione, è il momento di presentarci uno a uno im modo che ogni navigante sappia con chi ha a che fare.
E' la volta di una new entry... a lui la parola:

Ciao cari lettori,

                   il mio nome è Gabriele e sono un alunno della classe prima della scuola secondaria di primo grado. Ho 11 anni e festeggio il mio compleanno il 20 Aprile.
Ho deciso di entrare a far parte della redazione del giornale on line perché mi piace scrivere (la Primavera scorsa ho partecipato, arrivando in finale, al concorso letterario “Nadia Vittori” di Vailate).

Un’altra mia passione è la lettura; ultimamente ho letto la saga del Lupo (un totale di 6 libri!) e attualmente sto leggendo tutti i romanzi di Harry Potter.
Il mio sport preferito è la pallanuoto, attività che pratico da tre anni nella squadra del Treviglio. Quest’estate, inoltre, ho imparato ad andare con il windsurf e con il sup.

Come cos’è il sup?

Si tratta di una tavola che si cavalca stando in piedi e si spinge con una pagaia.

Ho anche imparato a giocare a beach-tennis (ho vinto addirittura un torneo!) e ho frequentato un camp di mini-basket. In inverno mi diverto ad andare a sciare.

Quest'anno, durante il laboratorio di giornalismo, vorrei attraverso i miei articoli informare gli altri studenti degli eventi che li circondano visti con gli occhi di un ragazzo come loro.

martedì 24 settembre 2013

...rieccoci qua!

Pensavate di esservi sbarazzati di noi, eh!?!
Scommettiamo che quest'estate, tra un viaggio e un tuffo, vi eravate dimenticati di Faceschool.
A dire il vero anche noi ci eravamo presi una pausa e ci eravamo scordati di voi! ;-)

Ma ora la "pacchia" è finita per tutti (purtroppo!).
Però siamo tornati più carichi che mai con "stratante" novità sia nei contenuti sia nella forma.
Per quanto riguarda le news introdurremo rubriche interessanti, post divertenti e gustosi pettegolezzi.
Nel frattempo alcuni colleghi hanno imboccato altre strade (e li ringraziamo del contributo dato) e nuovi compagni di lavoro sono entrati a far parte della squadra di redazione (e a breve ve li presenteremo... anzi, saranno loro stessi a presentarsi!).
Non ci resta che dirvi...
 


keep calm and follow us!  

mercoledì 26 giugno 2013

Buone vacanze!


Cari lettori, 

              avrete notato la nostra assenza in queste settimane. 

Scusateci ma..... per un po' non leggerete più altri articoli sulle pagine del blog.
Vi starete chiedendo perchè...
Ma è semplice: adesso che anche gli esami di Terza Media sono finiti, le vacanze sono cominciate davvero per tutti i giornalisti del laboratorio e quindi... Infilatevi un costume e non state a casa ad aspettare le nostre novitá!
Tuffatevi in piscina!
Andate ai parchi acquatici e ai parchi di divertimento invece di stare al computer tutto il giorno!
Usate i vostri sensi e la vostra curiosità anzichè incollare gli occhi allo schermo i un pc o della televisione!
In poche parole, approfittate dell'estate e arricchitevi di nuove esperienze da raccontare sul blog dell'anno che verrà...

A (non) presto,

la Redazione

mercoledì 29 maggio 2013

Spettacolo di fine anno

La Redazione invita tutti i naviganti ad abbandonare momentaneamente la Rete per partecipare numerosi allo spettacolo di fine anno che avrà luogo presso il Teatro Filodrammatici di Treviglio venerdì 31 a partire dalle ore 20.45.
Nell'occasione i diversi laboratori presenteranno il lavoro svolto nel corso del Secondo Quadrimestre allorchè protagonisti saranno stati il fiume e i bambini che non volevano crescere...

lunedì 27 maggio 2013

Fiumi di guerra


Dopo lo svago dei fiumi artificiali dei parchi acquatici, la tragedia di alcuni fiumi naturali in tempo di guerra.
Isonzo, Tagliamento e Piave sono tre fiumi tra i principali “protagonisti” della storia italiana sul fronte nord-orientale in occasione della Grande Guerra del ’15-’18.
Nella storia militare d’Italia l’Isonzo è ricordato soprattutto perché lungo il suo corso, tra il maggio 1915 e l’ottobre 1917, si svolsero 12 grandi battaglie contro l’esercito austroungarico.
Le prime quattro battaglie si svolsero nel 1915 ed ebbero carattere di guerra di posizione. Nel 1916, quando si profilò la minaccia sul Trentino, vi fu la quinta battaglia (11-19 marzo), in cui l’offensiva italiana venne respinta. L’attacco del 6-17 agosto (6ª battaglia) portò alla conquista di Gorizia. Le successive tre battaglie rientrarono nella fase della guerra di logoramento. Con l’11ª battaglia (17 agosto-15 settembre) l’esercito italiano realizzò una penetrazione di 10 km nelle linee di difesa nemica, ma ciò comportò numerose perdite. La 12a e ultima battaglia, meglio nota come battaglia di Caporetto, iniziò il 24 ottobre: dopo un bombardamento di artiglieria durato sei ore, l’attacco austro-germanico penetrò subito in profondità.
Il 26 ottobre 1917 il generale Cadorna ordinò alle truppe italiane il ripiegamento sulla destra del Tagliamento e la costituzione di un corpo d’armata speciale come estremo tentativo di tenere la linea fluviale. Gli austro-tedeschi, per evitare a quel punto che gli italiani si rafforzassero, attaccarono e riuscirono a forzare il passaggio del fiume a Corino e a valle di Pinzano, compromettendo tutto il settore difensivo dell’intera linea del fiume. Cadorna allora dispose che le truppe ripiegassero immediatamente al piano, mentre il 4 novembre ordinò a tutte le colonne in ritirata di raggiungere il Piave.
Ques’ultimo è noto come il "Fiume Sacro alla Patria" in memoria dei combattimenti di cui fu teatro all’epoca appunto della Prima Guerra Mondiale.
La parte meridionale del corso del fiume divenne infatti una linea strategica fondamentale contro l’avanzata austro-tedesca a partire dal novembre 1917, in corrispondenza della ritirata avvenuta in seguito alla disfatta di Caporetto.
Le battaglie del Piave in totale furono 3: la prima combattuta in due differenti fasi (10-26 novembre e 4-25 dicembre 1917), la seconda avvenuta tra il 15 e il 23 giuno 1918 e la terza (24 ottobre-3 novembre 1918) che segnò la conclusione delle operazioni belliche sul fronte italiano nella Prima Guerra Mondiale. Il successo nella battaglia di Vittorio Veneto permise a un certo punto a tutte le truppe italiane di transitare sulla sinistra del Piave, riuscendo così a raggiungere Trento il 3 novembre e lo stesso giorno, via mare, anche Trieste, quando già gli austriaci avevano chiesto l’armistizio.
Per celebrare l’evento venne anche scritta una famosa canzone divenuta ormai patromionio del repertorio nazional-popolare e ancora intonata con orgoglio dagli Alpini, La canzone del Piave:

Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
dei primi fanti il ventiquattro maggio;
l'esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera!
Muti passaron quella notte i fanti,
tacere bisognava e andare avanti.
S'udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar de l'onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
il Piave mormorò: "Non passa lo straniero!
(...)”.

Giochi acquatici


L'acqua può anche essere fonte di svago e divertimento.
A partire dalli anni Ottanta sono stati infatti creati luoghi specifici in cui "giocare" con l'acqua.
Il parco acquatico (in inglese aquapark) rientra nella categoria dei parchi di divertimento, rispetto a quelli tematici, si presenta di dimensioni molto più contenute e presenta costi di realizzazione e gestione nettamente inferiori.


Generalmente è una struttura all'aperto, ma è sempre più frequente la costruzione di grandi strutture al coperto. Si può descrivere come un'area dotata di molte piscine di dimensioni differenti in cui approdano spesso percorsi di acquascivoli. Possono essere presenti anche fiumi e lagune artificiali. Tutta la struttura è fornita di spogliatoi, servizi igienici e solitamente anche ristoranti.
Di norma gli aquapark sorgono nelle zone ad alta densità turistica estiva, ma si stanno diffondendo anche nelle zone che tradizionalmente non lo sono, rivelandosi adatti anche allo svago estivo urbano.

Le attrazioni classiche di un parco acquatico sono:
- gli acquascivoli: si presentano in moltissime forme e variazioni: generalmente in vetroresina, può essere aperto (sezione ad U), tubolare e quindi chiuso, a grande sezione o come pista adagiata sul terreno. In un aquapark di norma si trovano molti acquascivoli, che però si differenziano per velocità, spettacolarità e tipologia del percorso: questo può essere molto curvo, sinusoidale, ad elica, intrecciato, alla luce o al buio (black hole), fortemente in discesa (kamikaze) o sezione molto larga in modo da permettere la discesa di due o più persone a bordo di gommoncini;
- la piscina a onde: è una piscina la cui sezione orizzontale parte da quota zero ed arriva a -2 metri, in modo da emulare una generica riva di una spiaggia marina grazie a un sistema di pompaggio con cui vengono generate onde artificiali che possono raggiungere anche notevoli altezze.

 
Giorgia Fugazzola, Beatrice Carminati

venerdì 24 maggio 2013

Fiumi mitici


Anche nel campo della mitologia i fiumi sono stati protagonisti di numerosi racconti e leggende. Tra queste di sicuro il mito più celebre è quello legato alla figura di Narciso. Egli era un bellissimo ragazzo che disdegnava però l'interesse di chiunque lo amasse. È il caso della povera Eco che, ignorata dal giovane, si consumò fino a ridursi a una flebile voce.

Proprio a causa di questo suo atteggiamento, Narciso venne punito dagli dei: un giorno, specchiatosi nelle acque di un fiume, si innamorò della sta stessa immagine fino ad annegare nelle profondità del fiume stesso.

 

Altro corso d'acqua mitologico è l'Acheronte: figlio di Helios e Gea, fu tramutato da Zeus in fiume di acqua amara come punizione per aver "dissetato" i Titani che s'erano ribellati al volere divino, cercando di scalare l'Olimpo. È il fiume attraversato dalle anime dei defunti per raggiungere l'Ade, come ben ci ricorda anche Dante con i versi dedicati a Caronte, il traghettatore infernale. 



C'è poi lo Stige, altro fiume infernale, famoso anche per la palude (la Stigia) che a un certo punto rendeva difficoltoso l’accesso al Regno dei Morti. Gli dei lo chiamavano a testimone nei loro giuramenti, ma lo temevano allo stesso tempo. Se un dio era sospettato di mentire, Zeus prendeva una brocca di acqua di questo fiume e gliela faceva bere. Se Stige scopriva che aveva mentito, il dio passava un anno in coma e nove anni lontano dagli altri dei. Le sue acque avevano anche il potere di dare l’immortalità; secondo il mito, infatti, è qui che la dea Teti immerse il figlio neonato Achille per renderlo pari agli dei, tenendolo però per il tallone che non fu quindi toccato dall'acqua, rendendolo vulnerabile.


E infine, sempre tra i corsi d'acqua dell'Aldilà, ricordiamo il fiume Lete: mitica acqua corrente della «dimenticanza» nell’Oltretomba a cui dovevano abbeverarsi le anime per scordare appunto le vicende passate.

Marghetira Radaelli, Mirea Elia

Acqua "motore" del progresso



Cari lettori,


             oggi volevamo parlarvi dei fiumi come “motori” del progresso.

Gli antichi greci e romani furono le prime civiltà ad utilizzare la potenza dell'acqua, più precisamente dell' energia cinetica prodotta dal liquido per azionare semplici mulini ad acqua per macinare il grano.

Si deve aspettare il Basso Medioevo per la ruota idraulica, definibile come un mulino senza pale che ruotava su un punto fisso per azione della forza esercitata dall'acqua stessa.



Un progresso tecnico di enormi proporzioni si è verificato alla fine dell'Ottocento, all'epoca della Seconda Rivoluzione Industriale, in seguito all'evoluzione della ruota idraulica in turbina, una macchina motrice costruita da una ruota a pale imperniata.

L'energia idroelettrica viene in seguito ricavata dal corso di fiumi e di laghi grazie alla creazione di dighe e di condotte forzate. Esistono vari tipi di diga: nelle centrali a salto si sfruttano grandi altezze di caduta disponibili nelle regioni montane; nelle centrali ad acqua fluente si utilizzano invece grandi masse di acqua fluviale che superano piccoli dislivelli. Per far questo però il fiume deve avere una portata considerevole e un regime costante. L'energia cinetica viene poi trasformata attraverso il generatore elettrico , grazie al fenomeno dell'induzione elettromagnatica, in energia elettrica.

Nelle centrali idroelettriche di pompaggio l'acqua viene pompata nei serbatoi a monte sfruttando l'energia prodotta e non richiesta durante la notte, cosicché di giorno, quando la richiesta di energia elettrica è maggiore, si può disporre di ulteriori masse d'acqua da cui produrre energia.

La centrale idroelettrica di Trezzo sull'Adda


Nel corso del Novecento l’acqua ha perso progressivamente valore come “motore” industriale in quanto via via sostituita da altre risorse come il petrolio.

Tuttavia ancora oggi, in alcune parti del mondo, essa costituisce un’importantissima risorsa per le economie di quei Paesi privi di altre materie prime nel sottosuolo.    



Nicholas Bonizzoni, Beatrice Carminati

martedì 21 maggio 2013

Sfide storiche sull'acqua


Abbiamo parlato in precedenza del ruolo dellacqua in alcune importanti discipline sportive praticate a livello olimpico.
In alcuni casi lacqua dei fiumi fa da scenario a storiche sfide agonistiche che ogni anno rinnovano in occasioni particolari lantica rivalità fra gli avversari.


È il caso della gara di canottaggio (boat race) tra le università di Oxford e Cambrige che si svolse per la prima volta nelle acque del Tamigi il 12 marzo 1829. Allora fu Cambridge a lanciare la sfida ad Oxford. Quella gara, secondo le cronache, fu interrotta subito dopo una prima falsa partenza; al secondo via Oxford si pose immediatamente al comando della regata (una competizione tra imbarcazioni che consiste nel completare, una o più volte, un percorso prestabilito), che andò poi a vincere.
Levento si rivelò un tale successo che dopo la prima edizione la boat race venne trasferita a Londra, con partenza dal ponte di Westminster ed arrivo a quello di Putney.
In quegli anni la gara si svolgeva frequentemente.
A partire dal 1856 la competizione iniziò a ripetersi con cadenza annuale. Nacque così la tradizione giunta fino ai giorni nostri: il perdente, puntualmente, agli inizi del nuovo anno rilancia la sfida per ottenere la rivincita nel corso del mese di marzo o al massimo al principio di quello di aprile.
Tra gli aneddoti storici si ricorda che la barca dei light blues (Cambridge) affondò nel 1859 e quella dei dark blues (Oxford) nel 1925.
Nel 1981, per la prima volta nella storia della prestigiosa competizione, prese parte alla stessa una donna, Sue Brown, che nel ruolo di timoniera condusse Oxford alla vittoria anche lanno successivo.
La gara, naturalmente, si volge ancora tuttoggi con un tempo medio di percorrenza pari a 20 minuti (il record è attualmente detenuto dai light blues).
Poche settimana fa è stata la squadra di canoisti di Oxford a passare per prima il traguardo, portando così il totale delle proprie vittorie a 77 contro le 81 di Cambridge, a cui non ci rimane che augurare... in bocca al lupo per il prossimo anno!


Lorenzo Cavedini, Elena Codecasa