martedì 19 febbraio 2013

Sangue longobardo


Cari naviganti, nel corso delle ultime lezioni di Storia abbiamo scoperto che nelle vene di noi lombardi scorre un po' di sangue longobardo. Lo stesso nome della nostra regione deriva infatti da Longobardia.
Ci sembra quindi doveroso condividere sul blog qualche informazione relativamente a questa antica popolazione germanica che già a partire dal II secolo cominciò a migrare dalla terra d'origine risalendo il corso del fiume Danubio. È in questa fase che i Longobardi abbandonarono il paganesimo delle origini e si convertirono al Cristianesimo, anche se non quello ufficiale di Roma bensì la sua variante eretica chiamata Arianesimo.
I Longobardi si insediarono definitivamente in Italia nel 568, dove diedero vita a un regno indipendente che estese progressivamente il proprio dominio su gran parte del territorio italiano in competizione con i Bizantini, vale a dire i Romani della metà orientale dell'impero, quella sopravvissuta alle invasioni barbariche. La presenza longobarda si organizzò a “macchia di leopardo” in numerosi ducati, che godevano di una certa autonoma rispetto al potere centrale dei re insediati a Pavia. Nel corso dei secoli, tuttavia, grandi figure di sovrani come Autari, Agilulfo, Rotari, Liutprando, Astolfo e Desiderio estesero sempre di più la loro autorità su duchi e vassalli minori. Il Regno longobardo smise di esistere nel 774 a seguito della sconfitta subita a opera dei Franchi guidati da Carlo Magno.
Nel corso dei secoli i Longobardi, inizialmente rigidamente separati rispetto alla popolazione romanica con i loro modi e le loro tradizioni, si integrarono progressivamente grazie alla rinuncia alla legge orale del Taglione e alla pubblicazione di leggi scritte in latino (Editto di Rotari, 643), alla conversione al Cattolicesimo (fine VII secolo) e allo sviluppo, anche artistico, di rapporti sempre più stretti con gli altri abitanti della Penisola. Per tutte queste ragioni oggi, anche a distanza di secoli, non possiamo non definirci... Longobardi (almeno in parte)!


Mattia Amadei, Andrea Pagno

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